Rs Nobraino - Disco d'oro

Blow up, Guido Gambacorta
«Si respira aria salutare di libertà creativa e vero divertimento in questo nuovo disco dei Nobraino, con in più tanta cura negli arrangiamenti»

Sentireascoltare, Stefano Solventi
«Proprio questo muoversi marpionesco tra balera e club, tra cestone dell'autogrill e cameretta indie, fa dei Nobraino un ordigno insidioso, che ti fa abbassare la guardia e ti molla il gancio»

Rumore, Ester Apa
«Cronisti d’eccezione di questo tempo, in una girandola costante di sottrazione, mutano sapientemente pelle per sopravvivere alla nuova stagione. E lo fanno nel meglio dei modi»

Rockerilla, Ariel Bertoldo
«E’ sempre un gran piacere tornare a parlare dei Nobraino, band tra le più originali, eclettiche e creative nel panorama indie rock italiano»

Il Mucchio, Federico Gugliemi
«Mai il folk-rock-pop chitarristico di Lorenzo Kruger e compagni era stato tanto policromo e sfavillante, con relativi benefici per le attrattive di dodici canzoni d’autore alte, sospese fra profondità e un sense of humor che non sconfina nel demenziale o nel cazzeggio fine a se stesso»

 

Giovanni Ballerini – SCANNER – 29/01/14 – Recensione

«Il gruppo, come al solito irriverente e un po' (volutamente) fuori di testa, ha deciso di investire su un colore scegliendo così l'oro, metafora del bene rifugio e forse parodia del noto premio discografico. Una sorta di gioco delle tre carte sta dietro al significato di questo titolo, paradossale perché è la prima volta che i Nobraino si lasciano ascoltare a occhi chiusi»

Silvia Danielli – LA GAZZETTA DELLO SPORT – 18/01/14 – Intervista

«Credo sia inevitabile rimanere legati al luogo dove si è nati e cresciuti. Ritengo che il nostro approccio onirico, sgangherato e pittoresco derivi proprio da quei territori così generosi e dediti al turismo e anche al divertimento, fatto di balere ma anche di discoteche, le prime in Italia»

Filippo Messina – IL BLOG DI OUT – 17/11/13 – Recensione

«Il quarto lavoro dei Nobraino, mai scontato e mai banale, sorprende in particolar modo per la bellezza dei testi e la capacità della band di riuscire a giocare con questi, trattando anche argomenti molto impegnati con la solita marcata ironia che li contraddistingue e che permette all’ascoltatore di vedere la realtà con una luce diversa, per affrontare temi importanti senza soccombere sotto il greve peso del loro messaggio»

Cecilia Cicolella - DANCE LIKE SHAQUILLE O’NEAL – 03/09/12 – Recensione

«Dodici storie di personaggi irreali che solo i migliori testi di Kruger sanno disegnare. A suonare sono sempre loro: Vix, Bartok, Nestor e Barbatosta. A giocare con loro Fusaroli, che si diverte a tirare al limite gli strumenti di sempre, incluso quello che più contraddistingue i Nobraino: la voce»

Silvia Del Gran Mastro – OSSERVATORE QUOTIDIANO – 08/07/13 – Intervista

«Per quello che mi riguarda sul palco bisogna fare spettacolo, cercare di coinvolgere il pubblico facendo qualcosa che abbia senso rispetto a quello che si è, alla propria musica. Mai fine a se stesso; si deve percepire un'idea di fondo sempre»

Alessandra Miccoli – LOUDVISION – 18/06/12 – Recensione

«Tra rock grezzo ed intimismi cantautorati, celebrano l'ironia come necessità e non più scelta di espressione. Perché, se i racconti sbilenchi del contemporaneo sono così paradossali, bisogna enfatizzarne l'affermazione della verità»

Federico Bernini – LOST HIGHWAYS – 11/06/12 – Recensione

«Convincono questi Nobraino, hanno il coraggio di esplorare strade nuove senza intaccare la loro identità, arricchendo così un bagaglio già ben fornito di testi e musiche interessanti. Che ne dite, glielo diamo il disco d’oro?»

Roberta Pietricola – SALTINARIA – 30/05/12 – Recensione

«È un album intriso di situazioni lascive e sorprendenti vissute sempre con una vorace curiosità della vita. Questo “Disco d’Oro” raffigura una crescita, mettendolo a confronto con i lavori precedenti, più pensato, più lavorato, più curato nei vari dettagli»

OSSERVATORI ESTERNI – 10/05/12 – Recensione

«Il lavoro più maturo dei Nobraino, cani sciolti nel panorama musicale italiano e portatori sani di ironia, immediatezza e personalità. Per la serie: se non ci fossero bisognerebbe inventarli»

Max Sannella – INDIEPENDENTE – 02/05/12 – Recensione

«Disco D’Oro da nascondere in fretta, un piccolo tesoretto musicale da tenere stretto»

THE FREAK – 29/04/12 – Intervista

«E' una crescita davvero lenta la nostra, del resto Nobraino vuol dire stupido, per cui non facciamo molto caso al fatto che ieri c’erano 100 persone, oggi 200 e domani 400. Ci sembra normale fintanto che scriviamo e suoniamo musica con l’impegno che ci mettiamo»

Stefano Gallone – WAKE UP NEWS – 18/04/12 – Recensione

«Disco d’oro continua a fare di Lorenzo Kruger e soci uno dei più interessanti esempi di folk-rock nostrano apparentemente limitato in scelte sonore per rendersi, invece, assolutamente predisposto a giri di boa e cambi di rotta, come in tanti sanno, soprattutto in adrenalinica sede live»

Davide Manca – TOYLET MAG – 10/04/12 – Recensione

«Un disco monocromatico così intriso di ironia da arrivare a sbeffeggiare fin dal titolo il più ambìto dei premi musicali. Disco d’oro (Martelabel, 9 marzo 2012), quarto album dei romagnoli Nobraino si presenta così: un folk-rock degno del miglior cantautorato italiano in cui le chitarre acustiche sono sporcate da big-muff dirompenti, arricchite da fisarmoniche, archi e sax atmosferici»

Laura Velardi – PENSIERI DI CARTAPESTA – 04/04/12 – Live report

«Irrompono sulla scena i brani dell’ultimo album dall’anomalo titolo di “Disco d’Oro” (2012), carichi di personaggi paradossali e storie surreali: si va dal bagnino avido di conquiste teutoniche di Bademeister a Beatrice, la Ballerina straordinaria, fino allo strano narratore della sferzante Nottambula»

Mario Mucedola – SHIVER WEBZINE – 03/04/12 – Recensione

«Stavolta i Nobraino fanno sul serio, i suoni sono meno grezzi e più omogenei, meglio amalgamati. La voce di Kruger è sempre più matura»

Lino Brunetti – BACKSTREETS OF BUSCADERO – 30/03/12 – Recensione

«Musicalmente si ondeggia tra ballate elettroacustiche in cui traspare quel pizzico di teatralità tipica della band (una davvero bellissima è, ad esempio, Film Muto) e brani dal più deciso piglio rock, vedi l’indiavolata Il Mio Vicino, Nottambula, con un bel ricamo del violino, l’ottima Tradimentunz, quasi caposselliana, la livida Bunker, in cui impazza la tromba di Barbatosta»

Marzia Picciano – STORDISCO – 28/03/12 – Recensione

«Kruger è a metà tra un dannato (e meno realista) De Andrè; a volte suona come un italiano Kapranos , come ne Record Del Mondo. Il suo è un flusso di coscienza che guida 41 minuti di surrealismi, lo stesso che appare nel quasi un minuto di un’ipotetica telefonata in Bunker»

LET LOVE GROW – 21/03/12 – Recensione

«Le canzoni dei Nobraino [...] sono qualcosa di diverso dal solito e questo disco d’oro è uno di quelli inusuali e belli, un ascolto a pieno respiro»

Azzurra Funari – IMPATTO SONORO -20/03/12 – Intervista

«Quello che stavamo facendo ci piaceva parecchio e l’impressione era che il colore oro sarebbe stato illustrativo, “una smargiassata” ma per chi ci conosce è chiaro il nostro atteggiamento: abbiamo fatto un cosa molto romagnola, una grandeur da bagnino»

Arianna Marsico – MESCALINA – 19/03/12 – Recensione

«Il lavoro nel complesso segna un distacco da No USA! No UK! (2010) più che dal punto di vista sonoro da quello testuale, cercando una maggior profondità e teatralità nelle parole (sentite Bunker). Con Il Disco d’Oro i Nobraino provano a crescere, pur volendo restar leggeri come passo di danza»

OUTSIDERS – 16/03/12 – Intervista

«E’ stato tutto riverberato e l’eco inonda ogni canzone, differentemente dalle nostre precedenti produzioni che forse erano più asciutte, ma dopo il primo ascolto ci siamo resi tutti quanti conto di quanto questi nuovi interventi sonori abbiano dato nuove sfumature ai nostri brani»

Stefano Solventi – SENTIRE ASCOLTARE – 12/03/12 – Recensione

«Va a finire che toccherà prenderli sul serio questi romagnoli che dietro ad ogni cazzonismo nascondono sguardi dall'agrodolce intensità, col loro folk stradaiolo marezzato di spigoli wave, le scorie beat ed errebì che non disdegnano all'occorrenza svicolare surf-psych»

Stefano Masnaghetti – OUTUNE – 10/03/12 – Recensione

«Un concentrato di brani folk rock che si appoggiano all’imponente timbro vocale del cantante Lorenzo Kruger. Più che canzoni, sono racconti intonati che evidenziano ancor di più il profilo cantautorale del gruppo»

Andrea Scanzi - IL FATTO QUOTIDIANO – 06/03/12 – Recensione

«Il leader è Lorenzo Kruger, autore dei bei testi e cantante: voce stentorea, teatrale, recitata [...] Il genere è quello del rock dautore, un folk rock con produzioni spesso sporche e muscolari»

 

Giorgio Zito - STORIA DELLA MUSICA – Recensione

«La marcia in più della bando romagnola, ciò che la distingue dal resto del panorama musicale italiano, è la capacità di misurarsi con temi alti con grande semplicità, giocando sempre sul filo dell’ironia, in un continuo rimando tra il serio e il faceto. Brani che ad un primo ascolto possono sembrare canzoncine innocue, rivelano in realtà tra le righe una seria attenzione per ciò che ci circonda»

Saverio Caruso – L’ISOLA DELLA MUSICA ITALIANA – Recensione

«Vi sono due capolavori e un segreto in questo album. Il segreto, da utilizzare durante il corteggiamento, è rappresentato dal brano Film muto, adatto a leccare il cuore delle minigonne più inguinali. I capolavori da lacrime di gioia sono Il mangiabandiere, una rara, genuina, analisi dell’assurdità bellica; e Il minotauro” in grado di far rivivere la mitologica voce di Kruger nei ricordi affusolati dall’eterno divenire»

Alex Alessandrini – INDIE ROCCIA – Recensione

«Che si trattasse di musicisti straordinari che accompagnano quella che è probabilmente la voce più calda ed affascinante del panorama italiano è ormai cosa nota. Quello che stupisce è la capacità dei Nobraino di rinnovarsi, di coinvolgere e di stupire anche l’ascoltatore più fedele»

BLOG ZIMBALAM – Intervista

«Dal punto di vista musicale cerchiamo un bilanciamento classico mischiando le cose più moderne, come ad esempio le parolacce se ci stanno e si coniugano in una forma classica. E’ come prendere De Andrè o Paolo Conte e applicargli una dinamicità alla Jovanotti»